Google e Domain Authority: per Illyes è una metrica da non considerare

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google domain autority

In una conversazione su Twitter Gary Illyes ribadisce come, al giorno d’oggi per il motore di ricerca Google, non si possa più parlare di Domain Authority.

Riporto la discussione, in quanto è propedeutica per un articolo che uscirà nei prossimi giorni relativo all’attività di realizzazione di Guest Post.

La domain autority è morta, lunga vita alla domain autority! Condividi il Tweet

La discussione è ben nota ai SEO, divisi in tre fazioni su questo discorso:

  1. Gli IDEALISTI: il pagerank non è morto, lunga vita al pagerank!
  2. I DISILLUSI: Domain Authority, Trust Flow, Page Authority, Citation Flow, tanti bei dati, ma prendiamoli con le pinze! Quello che conta sono le visite in target da ricerca organica.
  3. I PESSIMISTI: dati inutili e da considerare solamente come rumore di fondo

Di mio mi ritrovo nella categoria dei disillusi, comprendo che l’eredità lasciata ai posteri dal pagerank di Google è difficile da superare, ma mi rendo conto che questa teoria può esistere oramai solamente in un internet ideale, dove tutti i siti web sono stati realizzati in maniera identica fra di loro e dove i fattori di ranking sono meno di una decina.

Molti consulenti SEO però considerano ancora questi indici perchè semplificano di molto il lavoro e forniscono alcune presunte certezze su cui basare le diverse attività, fra cui la SEO on-site.

per questi motivi non posso dire quale sia la giusta via da seguire e per questo in termini pratici tendenzialmente guardo gli indici proposti, ma considero molto di più la totalità delle parole chiave posizionate con un occhio di riguardo per quelle in prima pagina e a seguire quelle della seconda. Per fare questa analisi velocemente, per i siti italiani utilizzo SEOZoom, per quelli internazionali SEMRush, che offrono questi dati in maniera semplice e veloce.

Cos’è il Domain Autority

Per comprendere il valore di un dominio rispetto ad un’altro molti tool di analisi SEO generano un punteggio, assegnato al dominio o alla singola pagina scansionata, da rapportare con i risultati simili.

Ogni tool per generare questo indice utilizza determinati fattori come riferimento, provando ad avvicinarsi ai risultati proposti da Google.

Questi indici cambiano da strumento a strumento, ad esempio:

  • per MOZ viene chiamato Domain Autority;
  • per Majestic ha il nome di Trust Flow;
  • per SEOZoom è la Zoom Authority;
  • per Ahref è l’Ahrefs Rank (che a differenza dei precedenti indici considera al suo interno solamente il profilo backlink del dominio analizzato);

I diversi valori variano enormemente da strumento a strumento, in funzione del metodo utilizzato per calcolare il dato, ma tutti hanno in comune diversi fattori:

  • nessuno si può avvicinare al reale dato che Google ha di un dominio, in quanto il motore di ricerca considera ad oggi troppi fattori, alcuni non più valutabili e ripetibili;
  • variano in funzione dei fattori considerati dal tool di analisi. Come infatti avete visto poco prima Ahref considera solamente il profilo backlink nel fare la propria analisi, ma non comprende se abbiamo rinnegato una parte di quei backlink grazie al disavow tool;
  • Google ha una potenza di calcolo differente, che gli permette di effettuare una analisi a livello globale, su buona parte dei siti web presenti al mondo, mentre i tool riescono a dare un valore rapportato solamente ai domini analizzati (che sono una parte di tutti quelli presenti sulla rete);

Perchè per Illyes non esiste più il Domain Autority

Provo a fare una lista di ipotesi per provare a comprendere perchè, per Gary Illyes, il concetto di Domain Autority è da abbandonare:

  • non vale per tutto il dominio ma per le singole pagine;
  • Google cresce e si modifica in funzione di diversi algoritmi, la cui sinergia del loro funzionamento non è più calcolabile nemmeno dagli ingegneri del motore di ricerca;
  • il valore di un brand non è un dato calcolabile. Ad esempio il sito della coca cola potrebbe anche avere un valore pari allo 0, ma l’utenza continuerebbe a cercarlo a seguito di ricerca informazioni sulla marca o sulle promozioni in corso;
  • alcune volte a indici elevati non corrispondono la stessa percentuale di parole chiave posizionate (e la loro qualità), il vero indicatore degli accessi di visitatori da ricerche organiche.
  • in alcuni casi vi sono delle eccezioni non comprensibili e quantificabili.

Conclusione

Secondo il mio semplice parere è opportuno utilizzare gli indici proposti dagli strumenti con estrema circospezione, quando il nostro valore sale vorrà dire che abbiamo migliorato il nostro sito per solamente i fattori analizzati dal tool, che non vuol dire una automatica crescita nel trust del dominio nel motore di ricerca dove magari un fattore non calcolato, dallo strumento che abbiamo utilizzato per effettuare l’analisi, potrebbe inficiare la visibilità del sito. Proprio per questi motivi, ai valori di riferimento dei domini rilasciati dai diversi tool, mi sembra giusto associare il numero, la qualità e la posizione delle parole chiave posizionate su Google.

Google e Domain Authority: per Illyes è una metrica da non considerare
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FonteL'articolo su Seroundtable
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Nato con la passione per l'informatica da mamma Access e papà ASP nel 2002 rinnego repentinamente la mia paternità facendomi adottare da papà PHP e mamma SQL. Allevo HTML e correlati fiori in CSS mentre vedo i frutti del mio orticello SEO crescere grazie alla passione e alla dedizione della coltura biodinamica; perchè il biologico è fin troppo artificiale. Realizzo siti internet a tempo pieno, nei restanti momenti mi occupo di redigere articoli per questo sito e saltuariamente far esperimento nel mare che è internet.

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