Facebook: prigione o internet parallelo?

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prigione facebook

Un paio di giorni fa mi sono reso conto di come i Social Network, come dice il nome, siano radicati effettivamente nella nostra vita sociale e come vengano usati quotidianamente. Ancor più, però, mi è balzato all’occhio di come Facebook stia diventando, per le nuove generazioni, un nuovo internet da cui con difficoltà ne escono.

In particolare la mia ultima esperienza in tal senso è legata al fatto che avevo consigliato alla mia compagna di leggere uno degli ultimi post di Nebo, sul suo splendido e saltuariamente blasfemo blog Bagni Proielator.

Lei, dopo aver letto l’articolo non ha esitato a sua volta di consigliarne la lettura al fratello, 24 anni laureando in Filosofia e con una spiccata tendenza a scrivere post virali, ragionati e con un discreto stile narrativo. Per passargli il contatto ha però usato WhatsApp e nella conversazione in chat gli ha semplicemente detto di leggere l’ultimo articolo del signor Zuliani e il risultato è stato il seguente:

facebook filtro internet

Come avrete capito, al posto di fare una ricerca su Google per trovare il blog di Nebo, il fratellino della mia signora ha effettuato una ricerca su Facebook, per trovare il profilo privato (e blindato), senza riuscire così ad accedere all’articolo che gli era stato consigliato.

Naturalmente poi mi è stata riferito questo prezioso dato di fatto, ossia che alcuni ragazzi delle nuove generazioni:

filtrano l’internet attraverso Facebook

Zuckerberg ti confermo che il tuo piano di non far scappare l’utenza dalla tua piattaforma sta avendo pieno successo!

Le nuove generazioni filtrano l'internet attraverso #Facebook: gabbia o internet parallelo? Condividi il Tweet

Facebook: un collegio dalle sbarre blu

Del resto questa strategia di imprigionare l’utenza sulle pagine del social era chiara da anni, ma vediamo nel corso degli ultimi mesi quali nuove implementazioni tecniche hanno migliorato le catene strette sul pubblico di Facebook, limitando il traffico verso i link al di fuori del dominio di Zuckerberg.

La lotta al Clickbait (o ai link?) di Facebook

Una delle ultime manovre per evitare la fuga dell’utenza dal Social è il nuovo algoritmo di Facebook che limiterà la diffusione dei post che sfruttano il Clickbait, ma sin da tempo tutti i Social Media Manager sanno che i post con link verso domini esterni alla piattaforma sociale hanno minore diffusione organica. L’utenza deve rimanere sulla piattaforma il più possibile!

Facebook e gli Instant Articles

Come per le Accelerated Mobile Page anche Facebook ha sviluppato un modo per poter fruire dei contenuti pubblicati sui siti internet, da mobile e direttamente all’interno della piattaforma sociale, con tempi ridotti rispetto al caricamento di una pagina web classica. Questa tecnologia si chiama Instant Articles e ne avevo accennato in un articolo dedicato alla plugin di Page Frog, per implementare questa tecnologia su un sito web realizzato in WordPress.

Nei Facebook Instant Articles le notizie verranno caricate direttamente nell’app per device mobile del Social Network e l’utenza non uscirà dalla piattaforma sociale, condividendo le informazioni solamente mediante i soliti metodi tipici di Facebook.

Sponsorizzate con call to action interna

Per venire “incontro” alle aziende che cercano di ottenere lead o conversioni sul proprio sito web, Facebook ha creato delle ads sponsorizzate a questo scopo, che permettono l’inserimento di bottoni e call to action. Nel contempo però è stata sviluppata una nuova modalità di annuncio sponsorizzato, i Facebook Lead Ads, dove l’acquisizione del contatto email avviene direttamente dentro alla piattaforma sociale, per poi esportare la lista così generata in CSV e elaborarla all’interno di una piattaforma CRM o ad un servizio di email marketing.

FB Ads PPC mobile uccide i cookie

Alessio, un SEO Junior con cui collaboro da qualche mese, mi ha fatto notare che una campagna di advertising PPC su Facebook mobile si apre sul browser integrato nell’applicazione mobile di Zuckerberg.

Conseguentemente i cookie dedicati all’affiliate marketing e alla remarketing potrebbero NON venire immagazzinati, migliorando la strategia di monopolizzazione dell’advertising portata avanti da Facebook.

Perchè Facebook prova ad “imprigionare” la sua utenza?

Il fine di Facebook è ben chiaro, mantenere l’utenza all’interno del proprio ecosistema al fine di migliorare i guadagni provenienti dalle campagne sponsorizzate. Per questo motivo sono stati implementati gli Instant Articles, che permetteranno la fruizione di contenuti da piattaforme esterne bypassando gli altri concessionari di pubblicità su web, mentre limitando la visibilità dei post con link si eviterà la “fuga” dell’utenza dalla piattaforma sociale.

Per cui, chi vuole utilizzare questa proficua piattaforma sociale, deve rendersi conto che:

  • è utile per migliorare il brand;
  • funziona come orecchio per scoprire il sentiment della propria utenza;
  • è sempre più necessario utilizzare qualche “trucchetto” per promuovere le proprie pagine web e con il passare del tempo saremo sempre più limitati;
  • per generare conversioni e lead è opportuno investire budget nelle campagne sponsorizzate e anche in questo caso alcune volte è opportuno non far uscire l’utenza dal social, ma raccogliere i contatti direttamente sulla piattaforma di Zuckerberg;
Facebook: prigione o internet parallelo?
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Nato con la passione per l'informatica da mamma Access e papà ASP nel 2002 rinnego repentinamente la mia paternità facendomi adottare da papà PHP e mamma SQL. Allevo HTML e correlati fiori in CSS mentre vedo i frutti del mio orticello SEO crescere grazie alla passione e alla dedizione della coltura biodinamica; perchè il biologico è fin troppo artificiale. Realizzo siti internet a tempo pieno, nei restanti momenti mi occupo di redigere articoli per questo sito e saltuariamente far esperimento nel mare che è internet.

2 COMMENTI

    • Eh Andrea può piacere o non piacere la piattaforma di Zucky, ma nella stragrande maggioranza dei casi per una azienda è proficuo inserirsi all’interno dell’ecosistema Facebook, sopratutto se i competitor non sfruttano ancora la piattaforma.

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